Possiamo renderci utili?

Sebastiao Salgado


Ho ascoltato con attenzione l’intervento del dottor Ernesto Burgio, e consiglio a tutti di fare altrettanto. E’ un esempio che si può e si deve ragionare in emergenza, e che è possibile continuare a pensare quando c’è una preparazione specifica, una conoscenza ravvicinata del pericolo, un’esperienza riguardante l’operare in situazioni difficili.
http://www.ondarossa.info/redazionali/2020/03/coronavirus-origini-effetti-e

Il dottor Burgio dice che da 51 giorni cerca di essere ascoltato, dice pure che  forse le autorità non potevano  fare altro di quello che hanno fatto perché non avevano fatto tesoro di esperienze precedenti riguardanti la SARS e l’aviaria. Io aggiungo che non avevano fatto tesoro  tutte le esperienze di lotta ad epidemie gravi condotte con mezzi adeguati alla natura dell’infezione.
L’idea dei ‘corridoi sanitari’ separati che è stata adottata in Cina e in parte in Corea, è stata anche adottata in autonomia in Africa per l’epidemia di Ebola.
Mentre i nostri giornalisti hanno esaltato la chiusura militare di Wuhan pochi si sono occupati di come nel dettaglio i Cinesi hanno contenuto il contagio.
La questione degli ospedali è la questione centrale perché senza adeguata gestione un luogo di cura si trasforma rapidamente in luogo di contagio. Quindi andavano creati ‘corridoi sanitari’ separati. Lo avevano fatto anche in Africa per l’ebola: luoghi di degenza  isolati dal resto, misure rigorose per proteggere i sanitari.  Ma soprattutto tracciamento dei contatti.
A Wuhan sono state attivate 1800 squadre di 5 persone, in Sierra Leone in assenza di tecnologie tra le altre cose sono stati creati i “contact tracers“ ragazzi giovani che con biciclette, moto e cellulare rintracciavano i contatti delle persone infette per i necessari controlli.


Tutto questo è avvenuto nel 2014 ad opera di una ONG italiana in collaborazione con varie altre ONG.
Del vasto programma di attività messe in atto che potete consultare a questo indirizzo https://www.ordinemedicimodena.it/assets/Uploads/riboni-EBOLAModena-17-giugno-2017.pdf spicca il programma di sensibilizzazione ed istruzione della popolazione.

Ho anche una testimonianza diretta di quanto diffondere le conoscenze sia utile sia sotto il profilo psicologico sia sotto il profilo dell’efficacia pratica:
Nell’autunno del 1996 in un “centro diurno” di cui mi occupavo c’è stata una epidemia di tigna– un fungo della pelle che da qualche irritazione – vissuta come se fosse stata una epidemia di lebbra. I genitori dei bambini ‘normali’ (quelli che non frequentavano il centro diurno) fecero picchetti per impedire l’ingresso degli appestati,  si cercava di espellere il corpo estraneo. Nei quartieri orientali della città, San Giovanni, Barra, Ponticelli, (ma anche in altri che conosco meno) periodicamente si sviluppa una psicosi che misura come una bilancia sensibilissima il grado di disfacimento delle relazioni prossime. 
Mi informai di quali fossero i rischi e le misure di prevenzione – banali  e non paragonabili a quelle necessarie per il Covid19  – e contro la minaccia di chiusura dell’istituto mi chiusi dentro per 5 giorni, nel frattempo organizzai un incontro tra i genitori della scuola materna e un dermatologo. Questo presentò con grande efficacia, alle donne semianalfabete del rione Villa, le stesse slide che aveva presentato ad un convegno scientifico, diede loro una immagine viva di come si trasmetteva il contagio e come evitarlo. La conclusione fu che mentre si erano infettati almeno 50 bambini delle elementari, nessun bambino della scuola dell’infanzia si infettò e quei genitori conservarono a lungo fiducia in una istituzione che in precedenza avevano attaccato.
Da allora, confortato da una vasta letteratura in merito, resto convinto che non è possibile affrontare nessun fenomeno che riguardi milioni di persone, nessuna angoscia sociale, senza attivare una presa di coscienza da parte di quelle stesse perone, che si tratti dei fenomeni di mafia, di paura del terrorismo, dei terremoti, delle epidemie.  E questo perché nelle piccole o grandi angosce sociali, molto più danno della cosa può creare la rappresentazione della cosa, le dicerie e il non detto a proposito di quella.
Sono molto d’accordo con il dottor Burgio che nella situazione esistente non si poteva fare se non quello che si è fatto, ma è anche l’ora di cominciare a ragionare e capire che esistono strategie adatte e strategie controproducenti, che altro è una soluzione tattica di emergenza, altro è attrezzarsi sulla lunga distanza e soprattutto sul ritorno – altamente probabile – del virus ad ottobre. Certamente al di la delle ideologie e dei discorsi che si ripetono senza entrare nel merito occorre che siano potenziati i presidi locali, che ci sia una cultura diffusa, un sapere distribuito riguardante tutti i grandi problemi di convivenza in un mondo ipercomplesso.
I nostri governanti stanno affrontando tutto con l’idea della guerra di trincea – in quella guerra  sono stati più i morti per deficit interni che per offesa del nemico – non hanno ancor imparato che quando la guerra è totale occorre saper mobilitare le persone ma non con i proclami o gli slogan, – questo è quello che fanno le dittature ed è altamente inefficace – ma mobilitarle con la scienza, la ragione, la consapevolezza, la partecipazione.  Si da il caso che scienza, ragione, consapevolezza dovrebbero abitare regolarmente  anche e soprattutto nelle scuole. Se le teniamo semplicemente chiuse o aperte con una risibile ‘formazione a distanza’ priva di mezzi ma soprattutto priva di una metodologia adeguata che non si improvvisa in un paio di settimane come faremo ad attivare un intero popolo?


Pubblicato da icoronauti

A tutti coloro che conoscono i Maestri di Strada e desiderano sostenere la comunità educante in un momento così complesso. Sapete bene che il Governo ha stabilito che per ora non possiamo incontrarci in una classe o in un lavoro di gruppo: ci stiamo interrogando, stiamo pensando a come essere utili. Stiamo utilizzando internet, dove possibile, abbattendo la penuria di tecnologia con telefonate e chiacchiere, studiando modi per restare in contatto nelle maniere più giuste e sempre autentiche. Tutto parte sempre dalla più semplice e più complessa domanda: Come stai? C’è chi risponde formalmente, chi invece ce lo dice con una storia, una foto, una canzone. Ecco perché abbiamo creato un contenitore per questo momento, dove condividere questo e molto altro, compresi strumenti didattici e/o arteducativi , pensieri o sogni, nell’intento di essere solidali.

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